R Recensione

7/10

Marissa Nadler

Little Hells

Classe 1981, tre album alle spalle e una parallela attività di illustratrice e intagliatrice, la bostoniana Marissa Nadler è una della cantautrici di punta di quel movimento anche noto come New Weird America. Il folk revival degli anni zero diviso fra la celebrazione di antiche sonorità locali e la conquista di nuove spazialità psichedeliche. All’interno di quella che è a tutt’oggi una scena in copiosa e rigogliosa fioritura, Marissa ha saputo ritagliarsi una nicchia molto particolare che la distingue nettamente dalla ridda di ragazzine borghesi che rispolverano le chitarre scordate, le gonne lunghe e i golfini a girocollo delle sorelle figlie uniche delle loro madri.

Ovale latteo incorniciato da capelli gitani, labbra di ciliegia e occhi d’ardesia, la Nadler sembra il più bel ritratto vivente della serie American Gothic. Le sue canzoni si sfogliano come i capitoli di un romanzo “neo-vittoriano” di Sarah Waters, micro-storie di desideri inconfessabili, passioni frustrate dai pregiudizi della morale comune, voluttà sensuali imprigionate dai lacci d’un corsetto o dalle pieghe d’una gonna che fruscia contro i gambali. Simile a una medium la sua voce, un mezzo soprano che è un po’ Joan Baez e un po’ Vashti Bunyan, riporta in vita, per qualche minuto, gli spiriti di amanti d’oltretomba, di fantasmi senza requie, una via di mezzo fra Malombra e Tess D’Uberville. Accompagnandosi con picking insistiti e ostentati, il pollice a tenere il tempo sui bassi e le dita libere che frugano l’armonia fra le altre corde, le sue composizioni galleggiano nell’irrealtà d’un sogno ad occhi aperti, trasognate dai riverberi, adescate dai richiami del canto.

Little Hells non si distacca più di tanto dalle coordinate stilistiche dei lavori precedenti, anche se, rispetto a quello che è a tutt’oggi il suo lavoro più riuscito The Saga Of Mayflower May (2005), imprime una decisa svolta psichedelica, più simile in questo al penultimo Songs III: Bird On The Water (2007), rimpolpando gli arrangiamenti con fantasmagoriche quinte di synth e spingendo ancora di più la rappresentazione verso l’astrattismo onirico.

Se da un lato Brittle, Crushed & Torn e Ghost And Lovers rinnovano la tradizione di quel folk neo-vittoriano che è stato per anni la specialità della casa; Heart Paper Lover apre cautamente a nuovi scenari con una piccola romanza dream-pop, May Come Alive adombra una sorta di synth-wave ottocentesca, Loner si dedica alla psichedelia spettrale con chitarra e voce schermate dai mugghi del theremin e dell’organo, Mistress riecheggia il perverso abbandono dei Mazzy Star con gli archi macerati e l’uncinetto di chitarra elettrica. Poi il resto viene da se, aggraziato come al solito, il valzer campagnolo di Rosary, la carovana western di River Of Dirt e il lied per pianoforte e voci doppiate in un’ammaliante polifonia di The Whole Is Wide.

E chissà che, proseguendo su questa strada, la bella addormentata di Boston non possa un giorno calzare la scarpetta vacante di Hope Sandoval.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 10 voti.
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lev 7/10
REBBY 7/10
Khaio 6/10
target 8/10
krikka 8/10
Cas 7/10

C Commenti

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Roberto Maniglio (ha votato 7 questo disco) alle 22:40 del 5 marzo 2009 ha scritto:

Condivido in pieno la recensione e il voto.

target (ha votato 8 questo disco) alle 16:47 del 6 marzo 2009 ha scritto:

Bellobello, sì. Abissale il modo in cui l'organo trascina tutto con sé in "Loner", ma tutto il disco vive un po' sull'orlo di un burrone nascosto dall'erba in mezzo alla campagna. E ciò ci piace assai, sicché ottimizzo.

Khaio (ha votato 6 questo disco) alle 22:59 del 7 marzo 2009 ha scritto:

domanda

come vi sembra live ?

simone coacci, autore, alle 15:21 del 10 marzo 2009 ha scritto:

RE: domanda

Non ho mai avuto il piacere, purtroppo. Tu che ne pensi?

fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 0:50 del 8 marzo 2009 ha scritto:

Da ascoltare all'alba, con le mani intrecciate dietro la testa, lo sguardo rivolto a fissare il nulla e il sole del mattino a intiepidire la pelle. Un'onda di fingerpicking e delicatezza vi trascinerà ovunque vogliate. Recensione particolarmente piacevole. Complimenti.

Khaio (ha votato 6 questo disco) alle 10:18 del 11 marzo 2009 ha scritto:

RE:RE: domanda

Io l'ho vista a Roma lo scorso anno ed è stato un sogno. Lei è veramente ma veramente molto brava, sempre molto intima, non si lascia mai andare al bel canto semplice e crudo, la vena creatrice è reale e non artefatta e rende ancora meglio dal vivo. Ha una grande anima che vibra e pulsa. La resa dell'ascolto dava molto di più che del semplice ascolto dell'album, nonostante gli arrangiamenti non siano per niente semplici. Però ho visto dei video sui suoi live negli states e devo dire che è tutta un'altra cosa. Cioè lei è sempre magnifica, vedi sopra, ma è accompagnata da musicisti che non riescono a rendere l'esperienza migliore di un ascolto di un album, poichè non riescono a riportare la forza degli arrangiamenti in modo preciso e spesso non sanno dare qualcosa di proprio. In particolare i batteristi, li vedo spesso confabulare con la Nadler che non è mai contenta di loro, a ragione dico io.

Khaio (ha votato 6 questo disco) alle 10:24 del 11 marzo 2009 ha scritto:

RE:RE: domanda (precisazione)

Ovviamente a Roma era da sola, sola con la sua chitarra.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 8:48 del 14 aprile 2009 ha scritto:

Si, un buon debutto in società! Questa giovanissima musicista ci propone soprattutto un songwriting costruito su melodie pianistiche (che denotano evidenti studi classici ben svolti) accompagnate talvolta dagli archi, talvolta da inserti elettronici (sempre discreti) e/o

percussivi, che creano atmosfere tipicamente mitteleuropee, in cui il suo vocalismo etereo e delicato viene esaltato, sino ad assumere profumi boschivi e/o mistici. Musica

da ascoltare preferibilmente immergendosi

completamente in essa, a basso volume e

accompagnata dai "rumori" della notte. Si

distanziano da questo modello due pezzi, tra loro

diversi, verso la fine (Marche funebre e DDMMYYYY), quasi indicando futuri sviluppi o

direzioni.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 8:54 del 14 aprile 2009 ha scritto:

IL COMMENTO PRECEDENTE E' RIFERITO A SOAP&SKIN (LOVETUNE FOR VACUUM) ED IL REBBY é rincitrullito

Sono rinci ero convinto di stare a scrivere su

Soap & skin (ahah). Vabbè ... su questo sarò più succinto: album piacevole, inizialmente in

maniera ordinaria, ma con un finale in crescendo. Da incorniciare le ultime tre canzoni.

Mr. Wave alle 10:47 del 14 aprile 2009 ha scritto:

RE: IL COMMENTO PRECEDENTE E' RIFERITO A SOAP&SKIN (LOVETUNE FOR VACUUM) ED IL REBBY é rincitrullito

Rebby, puoi sempre ricopiarlo nell'apposita recensione

Krautrick (ha votato 7 questo disco) alle 12:13 del 8 luglio 2009 ha scritto:

Non è il suo lavoro migliore, ma lei è...

...la più grande cantautrice contemporanea. Punto.

lev (ha votato 7 questo disco) alle 12:48 del 9 luglio 2009 ha scritto:

questo è un disco che mi emoziona molto, con un paio di gemme come the whole is wide e mistress che mi fanno accapponare la pellaccia!

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 19:26 del 7 agosto 2009 ha scritto:

io esagero(?), 4 stellette. La adoro, devo ricordarmi di chiederLe di sposarmi... Bella rece.

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 21:58 del 23 giugno 2011 ha scritto:

veramente grazioso! Rosary e River of Dirt su tutte. splendida Marissa