The Blue Van
Love shot
The Blue Van è un gruppo danese in attività dal 2000 e arrivato, dopo alcuni Ep, al suo quarto al bum. Già dal debutto del 2005, “The art of rolling”, si delineava un sound indie-rock tendente al blues e accompagnato da sferzate glam e punk. Con “Love shot” arrivano alla ribalta anche negli Stati Uniti, dove cercano di imporsi nella scena indie-rock riprendendo uno stile tra Strokes e Jane’s Addiction, con l’aggiunta di una forte personalità e di una ricerca costante di un sound nuovo e originale.
È un rock asciutto, a volte acido ed essenziale, altre volte reso pomposo dall’organo che il chitarrista Soren Christensen aggiunge magistralmente. Una musica aggressiva e audace, spesso fino all’insolenza. È proprio questo che attrae dei The Blue Van: il loro coraggio di arrivare a sfiorare il limite.
Come simboleggiato dalla voce del frontman Steffen Westmark che altalena tra toni alienati, vicini al John Frusciante solista, e sperimentazioni fisiche degne dei Mars Volta. Ma forse, l’ispirazione più forte, non solo per Westmark, arriva dagli Strokes: la voce che s’inarca sulle scale della chitarra, passa da un capriccioso cinismo alla rabbia, arrivando a grattare la gola del cantante allo stesso modo in cui gratta quella di Julian Casablancas in un pezzo storico come “Reptilia”. Eppure The Blue Van sono qualcosa di più di semplici emuli di un gruppo di successo, e lo dimostrano già dal primo brano: “Mama’s boy” dove danno vita a un gioco sperimentale che sembra andare oltre l’Indie-rock. Nella title-track “Love shot” si sente l’eco dei Jane’s Addiction con il giusto pizzico di pop che la rende più che orecchiabile. Ma il vero divertimento arriva con “Beg like a dog”: qui la musica s’indurisce e i toni s’inaspriscono costruendo un brano davvero originale nel quale la voce di Westmark può ancora recitare il suo ruolo d’insolenza, soprattutto nell’abbaiare del ritornello. E dopo la ballata “Woman of the wrong kind” - forse un pò troppo vicina al pop dei Maroon 5 – ecco che con “Loser takes it all” , The Blue Van riescono a legittimare pienamente il loro album: il rock si fa più corposo grazie alle chitarre quasi nu-metal e alla batteria che le insegue ingigantendole, mentre sullo sfondo s’impone un organo che riesce a dare una straordinaria nobiltà anni ’70. Nel tutto s’intona perfettamente la voce, con un canto dilatato, simile ad un arrogante lamento. Le parentesi pop-punk di “Teenage runaway” e “Fame and glory” per poco non rovinano l’intero lavoro, portando l’ascoltatore in una direzione davvero poco originale, ma subito “Draw the line” e soprattutto la potentissima “Hole in the ground”, lo rigettano in quello splendido mix di rock e blues accennato all’inizio del disco. “Hole in the ground” è il brano che più di tutti simboleggia lo splendido lavoro dei The Blue Van: un potentissimo assolo di organo arricchisce incredibilmente un pezzo costruito dal rullante rigoroso della batteria che detta un ritmo marziale per abbandonarsi poi a scorribande selvagge. È qui che la voce di Westmark da prova della sua audacia e arriva a ricordare quella di Cedric Bixler Zavala dei Mars Volta, levandosi in acuti estremi e giocando sulla sua espressione, tra lamento e grido di rabbia. “Wait and see” e “Evil” sembrano quasi dei semplici divertissement, dopo. La chiusura di “You leave, you learn, you die” fa rialzare ancora una volta la qualità dell’album, ma ormai lo dirige quasi per mano alla sua conclusione, dilatando i tempi, sciogliendo i ritmi serrati con lunghe scale di chitarra e cori.
“Love shot” si dimostra così un disco a fasi alterne, dove brani eccezionali riescono con la loro forza e originalità a rendere sopportabili pezzi minori, spesso deboli e del tutto superficiali. The Blue Van danno prova di essere un gruppo interessante, potenzialmente rivoluzionario, in grado di sperimentare su un genere indie-rock che finora non ha saputo liberarsi del tutto, senza scivolare nella fragile banalità del pop, dal peso di mostri sacri come The Strokes e Franz Ferdinand. Da loro hanno saputo ereditare un carattere forte e trascinante che da quanto mostra questo quarto album stanno indirizzare nel modo giusto, cercando di evolvere un intero stile musicale.
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