Motorpsycho
Little Lucid Moments
Non ci sono più parole per lodare questi signori di Trondheim, Norvegia, una terra dove per difendersi dal freddo o si bevono litri di birra oppure si sparano gli amplificatori al massimo.
I Motorpsycho dall’alba dello scorso decennio (quando il grunge dettava legge più del Nuovo Testamento) sono stati costantemente impegnati in un susseguirsi di disco / tour / disco / tour riuscendo negli anni lentamente ad allargare il numero dei fedelissimi fan e lasciando lungo il proprio cammino un filotto invidiabile di dischi capolavoro, fondamentali per la costruzione e la definizione di cosa si intende oggi per alt-rock.
Ogni loro opera si è caratterizzata in maniera diversa dalle altre, così abbiamo avuto il loro album grunge, il loro disco grind, quello psych, quello country, quello jazz, quello più elegante, quello che strizzava l’occhiolino al pop.
Little Lucid Moments è il loro disco di suite, si compone di quattro movimenti tutti ben oltre i dieci minuti, uno sopra i venti.
Abbiamo temuto di ritrovarci al cospetto di un’operazione da nostalgici prog, ed invece dopo le prime note della title track ogni paura viene prontamente dissipata.
Per fortuna i momenti di lucidità non sono affatto pochi, anzi la band per tutta la durata del disco tiene bene in mano le redini della situazione lasciando oscillare la musica fra rock sanguigno e rallentamenti psichedelici, con il nuovo batterista Kenneth Kapstad che dimostra essersi innestato in maniera perfetta nella formazione.
Forse non è esattamente il lavoro da consigliare ad un neofita, ma per i fan di vecchia data sarà come tirare un sospiro di sollievo dopo aver rischiato di perdere il proprio gruppo preferito.
In effetti due anni or sono divenne possibile sancire la rinascita dei norvegesi grazie al doppio Black Hole-Blank Canvas che li riportava sugli eccelsi territori che dieci anni prima fecero germogliare pietre miliari del calibro di Angels And Daemons At Play e Trust Us.
Dopo un paio di perdonabili sbandate i Motorpsycho ritrovarono la retta via ed oggi continuano a lastricare uno dei percorsi musicali più riusciti degli ultimi vent’anni, con una padronanza degli strumenti ed una capacità tecnica sempre maggiore.
Little Lucid Moments è un album tutto d’un pezzo, quasi artigianale, come si facevano una volta, è un vortice che cattura, un disco di rock psichedelico sobrio, senza sbavature, costruito con ordine e disciplina senza lasciar nulla al caso o all’improvvisazione, riuscendo a mantenere alta la soglia di attenzione dell’ascoltatore, anche nei momenti in cui i brani tendono a dilatarsi, dove molti altri artisti avrebbero potuto facilmente perdere il bandolo della matassa.
L’unico appunto che ci sentiamo di muovere è per certi effetti space rock che suonano un tantino sorpassati ed inutili, ma davanti all’efficacia di un brano come “Year Zero” che riesce a condensare in undici minuti la sublime epicità tipica del suono dei norvegesi, sposandola con il noise dei Sonic Youth ed i viaggi allucinogeni dei Grateful Dead, non possiamo fare altro che gridare all’ennesimo miracolo che si rinnova.
Rock e psichedelia hanno trovato il loro nirvana; Black Mountain e compagnia cantante sono pregati di mettersi in coda.
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Motorpsycho Demon Box
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Motorpsycho Demon Box
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Motorpsycho Phanerothyme
Motorpsycho Heavy Metal Fruit
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